Padel e gomito: perché il boom estivo dello sport più amato dagli italiani sta riempiendo gli studi ortopedici
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Il padel conquista l'Italia, ma il gomito paga il prezzo
Negli ultimi tre anni, il padel ha trasformato il panorama sportivo italiano in modo radicale. Secondo i dati della Federazione Italiana Tennis e Padel, il numero di praticanti ha superato il milione e mezzo, con una crescita concentrata soprattutto nella fascia over 40. Campi aperti ovunque, tornei amatoriali ogni fine settimana, gruppi di amici che si sfidano dopo il lavoro: il padel è diventato un fenomeno sociale prima ancora che sportivo.
Eppure, dietro questa apparente accessibilità si nasconde un'insidia ortopedica che i professionisti della salute muscoloscheletrica stanno osservando con attenzione crescente. L'epicondilite laterale — comunemente nota come gomito del tennista — e la sua variante mediale, la epitrocleite, stanno emergendo come le patologie più frequenti legate alla pratica del padel ricreativo. La domanda che molti pazienti portano in studio è sempre la stessa: come è possibile farsi male con uno sport che sembra così semplice?
Perché il padel è più insidioso del tennis
A prima vista, il padel appare meno fisicamente impegnativo del tennis tradizionale. Il campo è più piccolo, la palla rimbalza su pareti che riducono la corsa, il servizio è meno potente. Eppure, proprio queste caratteristiche creano una trappola biomeccanica per chi non ha una preparazione atletica adeguata.
La racchetta da padel è più corta e rigida rispetto a quella da tennis, il che significa che le vibrazioni generate dall'impatto con la palla vengono trasmesse in modo diretto e concentrato all'avambraccio. Nei colpi di rovescio — i più frequenti in questo sport, specialmente nelle situazioni difensive vicino alle pareti — il carico sull'inserzione dei muscoli estensori del polso sull'epicondilo laterale è costante e ripetitivo. Nei colpi in topspin e nei movimenti di flessione del polso, invece, è la zona epitrocleare a subire la maggiore sollecitazione.
Il problema si amplifica in modo esponenziale nei giocatori ricreativi over 40 che iniziano a praticare il padel senza una base di preparazione fisica specifica. A questa età, i tendini hanno già perso parte della loro elasticità fisiologica, il processo di rigenerazione del tessuto connettivo è più lento, e la muscolatura dell'avambraccio spesso non è sufficientemente allenata per sostenere sessioni intensive e ravvicinate.
Come riconoscere l'epicondilite nel giocatore di padel
Il quadro clinico dell'epicondilite nel praticante di padel presenta alcune caratteristiche che vale la pena conoscere. Il dolore si manifesta tipicamente nella parte esterna del gomito, ma può irradiarsi lungo l'avambraccio verso il polso. All'inizio, il fastidio compare soltanto durante il gioco o immediatamente dopo; con il progredire della patologia, però, il dolore diventa presente anche nei gesti quotidiani più semplici: stringere una bottiglia, aprire una porta, sollevare un oggetto.
Un segnale d'allarme specifico nel padel è il dolore che si accentua nei colpi di volo bassi, nei rovesci difensivi a parete e nel servizio a cucchiaio. Se il fastidio persiste oltre 48 ore dopo una sessione di gioco, o se si avverte un dolore acuto durante il colpo stesso, è il momento di sospendere l'attività e richiedere una valutazione ortopedica.
La diagnosi si avvale di una valutazione clinica accurata — con test specifici come il test di Cozen e il test di Mills — integrata, quando necessario, da un'ecografia muscolo-tendinea che consente di visualizzare eventuali lesioni microtraumatiche del tendine comune degli estensori.
Strategie di prevenzione: allenarsi meglio, non di più
La prevenzione dell'epicondilite nel padel non significa rinunciare allo sport, ma strutturare la propria pratica in modo intelligente. Alcune indicazioni fondamentali per chi si avvicina a questa disciplina — o per chi vuole tornare a praticarla dopo un periodo di stop:
Progressione graduale del carico. Uno degli errori più comuni è iniziare con sessioni quotidiane intense. Per chi è alle prime armi o rientra dopo una pausa, è consigliabile limitarsi a due sessioni settimanali nelle prime quattro-sei settimane, aumentando progressivamente durata e intensità.
Riscaldamento specifico dell'avambraccio. Prima di ogni sessione, è essenziale dedicare almeno dieci minuti a esercizi di mobilizzazione del polso, stretching degli estensori e attivazione muscolare progressiva. Questo passaggio viene quasi sempre saltato nei contesti ricreativi, ma rappresenta una delle misure preventive più efficaci.
Scelta corretta dell'attrezzatura. Una racchetta con un grip di dimensione adeguata alla mano riduce significativamente le tensioni sull'avambraccio. È opportuno farsi consigliare da un tecnico specializzato, evitando di scegliere la racchetta esclusivamente in base all'estetica o al prezzo.
Rinforzo muscolare mirato. Un programma di esercizi eccentrici per i muscoli estensori del polso — da eseguire con l'assistenza di un fisioterapista — rappresenta uno degli interventi più efficaci sia in fase preventiva sia in fase riabilitativa.
Fascia epicondilare. L'utilizzo di un tutore controforza durante il gioco può ridurre il carico sull'inserzione tendinea, ma non deve essere considerato un sostituto di un programma di rinforzo muscolare adeguato.
Quando il riposo non basta: il percorso terapeutico
Nei casi in cui l'epicondilite si cronicizza — ovvero quando i sintomi persistono nonostante il riposo e la fisioterapia per oltre tre mesi — è necessaria una valutazione ortopedica approfondita. Le opzioni terapeutiche disponibili includono infiltrazioni ecoguidate con plasma ricco di piastrine (PRP), che stimolano la rigenerazione del tessuto tendineo, fino agli interventi chirurgici minimamente invasivi nei casi più resistenti ai trattamenti conservativi.
L'obiettivo non è soltanto eliminare il dolore, ma ripristinare una funzionalità completa che permetta al paziente di tornare a giocare in modo sicuro e duraturo. Il padel può e deve rimanere uno sport accessibile e piacevole: l'importante è affrontarlo con la giusta consapevolezza ortopedica.