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Patologie della Spalla

Spalla che si sloga più volte: riconoscere l'instabilità cronica gleno-omerale e valutare il momento giusto per la chirurgia

Paolo Pichierri Ortopedico
Spalla che si sloga più volte: riconoscere l'instabilità cronica gleno-omerale e valutare il momento giusto per la chirurgia

La lussazione di spalla è uno degli eventi traumatici più frequenti in ambito ortopedico, particolarmente comune tra i giovani sportivi e le persone fisicamente attive. Il primo episodio è spesso drammatico: dolore acuto, deformità visibile, impotenza funzionale immediata. Ma ciò che preoccupa maggiormente dal punto di vista clinico non è tanto il singolo evento quanto la sua tendenza, in molti casi, a ripetersi.

Quando la spalla si lussa una seconda, una terza volta — o quando il paziente inizia a percepire una sensazione di cedimento articolare anche in assenza di un trauma diretto — siamo di fronte a un quadro di instabilità gleno-omerale ricorrente, una condizione che richiede una valutazione specialistica accurata e una strategia terapeutica ben definita.

L'anatomia della stabilità: perché la spalla è così vulnerabile

L'articolazione gleno-omerale è la più mobile del corpo umano, ma questa libertà di movimento ha un costo in termini di stabilità intrinseca. La superficie articolare della glenoide — la cavità della scapola in cui si inserisce la testa dell'omero — è relativamente piccola rispetto alla testa omerale, il che rende l'articolazione dipendente da strutture di contenimento morbide: il labbro glenoideo (labrum), i legamenti gleno-omerali e la capsula articolare.

Quando si verifica una lussazione, queste strutture vengono sottoposte a forze che ne superano la resistenza. Il labrum può staccarsi parzialmente o completamente dalla glenoide — la cosiddetta lesione di Bankart — e la capsula può distendersi in modo permanente. Se queste lesioni non guariscono correttamente, il rischio di recidiva aumenta in modo significativo.

Dal primo episodio alla cronicizzazione: i fattori di rischio

Non tutti i pazienti che subiscono una lussazione di spalla sviluppano instabilità cronica. Tuttavia, alcuni fattori aumentano considerevolmente questo rischio.

L'età al momento del primo episodio è uno dei predittori più robusti: i pazienti che subiscono la prima lussazione prima dei 25 anni hanno un rischio di recidiva che può superare il 70-80%, contro valori molto più bassi negli adulti over 40. Questo dipende in parte dalla maggiore lassità legamentosa tipica dei soggetti giovani e in parte dai livelli di attività fisica più elevati.

Il meccanismo del trauma è un altro elemento rilevante: lussazioni avvenute durante attività sportive con proiezione del braccio in abduzione e rotazione esterna — come nel lancio, nel nuoto a stile libero o negli sport da combattimento — tendono a produrre lesioni capsulo-legamentose più estese.

La presenza di lesioni ossee associate, come la frattura di Hill-Sachs (un'impronta sulla testa omerale) o l'erosione del bordo anteriore della glenoide, riduce ulteriormente la stabilità meccanica e aumenta la probabilità di recidiva anche in assenza di sollecitazioni intense.

Come si manifesta l'instabilità cronica

L'instabilità gleno-omerale ricorrente non si esprime sempre con lussazioni complete e traumatiche. Spesso il paziente descrive episodi di sublussazione — la sensazione che la spalla stia per cedere, seguita da un ritorno spontaneo nella sede corretta — oppure un senso di allarme che lo porta a evitare determinati movimenti, in particolare quelli che portano il braccio in posizione di abduzione e rotazione esterna.

Questa apprehension — termine tecnico che indica la paura anticipatoria del cedimento — è uno dei segni clinici più caratteristici dell'instabilità cronica e può essere evocata durante la visita ortopedica attraverso specifiche manovre di esame. La riduzione progressiva delle attività per evitare il dolore o il cedimento porta spesso a un deterioramento della qualità della vita, con ripercussioni sia sportive che lavorative.

Il percorso diagnostico: esame clinico e imaging

La valutazione di un paziente con sospetta instabilità gleno-omerale ricorrente inizia con una raccolta anamnestica dettagliata: numero di episodi, modalità di riduzione, attività che scatenano i sintomi, eventuali interventi precedenti. L'esame clinico include test specifici come il test di apprensione anteriore, il test di rilocazione e la valutazione della lassità capsulare in più direzioni.

L'imaging è indispensabile per quantificare le lesioni strutturali. La risonanza magnetica con contrasto (artro-RM) permette di visualizzare con precisione lo stato del labrum, della capsula e dei legamenti. La TC è preferibile quando si sospetta un deficit osseo della glenoide o della testa omerale, poiché consente una misurazione accurata dell'entità delle perdite ossee — un dato fondamentale nella pianificazione chirurgica.

Quando la fisioterapia non è sufficiente

Il trattamento conservativo — basato su fisioterapia, rinforzo muscolare della cuffia dei rotatori e rieducazione propriocettiva — ha un ruolo importante nella gestione dell'instabilità di spalla, ma i suoi limiti devono essere riconosciuti con onestà.

In pazienti giovani, sportivi, con lesioni strutturali documentate e con più di due episodi di lussazione, la probabilità di successo a lungo termine della sola fisioterapia è bassa. Rimandare l'intervento chirurgico in questi casi non porta a un miglioramento spontaneo, ma rischia al contrario di aggravare le lesioni ossee attraverso episodi ripetuti, riducendo le opzioni terapeutiche disponibili.

Le opzioni chirurgiche: dalla procedura di Bankart all'intervento di Latarjet

La chirurgia stabilizzante della spalla si avvale oggi di tecniche ben codificate e con risultati documentati da ampie casistiche.

La procedura di Bankart artroscopica è il gold standard per i pazienti senza deficit osseo significativo: prevede il reinserimento del labrum distaccato sulla glenoide tramite ancorette riassorbibili, con un recupero funzionale generalmente rapido e ottimi risultati nei casi correttamente selezionati.

Quando invece è presente una perdita ossea della glenoide superiore al 20-25%, la procedura di Bankart da sola non è sufficiente a garantire la stabilità. In questi casi, l'intervento di Latarjet — che prevede il trasferimento del processo coracoideo con il tendine del muscolo coracobrachiale sulla glenoide — offre un ripristino meccanico più robusto e risultati superiori in termini di prevenzione delle recidive.

Tempi di recupero e ritorno all'attività sportiva

Il recupero dopo chirurgia stabilizzante della spalla richiede pazienza e rispetto dei tempi biologici di guarigione. Generalmente, il ritorno alle attività quotidiane avviene entro 4-6 settimane, mentre il ritorno agli sport da contatto o alle attività overhead richiede un minimo di 4-6 mesi, subordinato alla progressione del programma riabilitativo.

La decisione di operare non dovrebbe mai essere affrettata, ma nemmeno rinviata indefinitamente. Affidarsi a uno specialista ortopedico con esperienza in chirurgia della spalla permette di ricevere una valutazione personalizzata che bilanci i rischi di un intervento con quelli, spesso sottovalutati, di una gestione conservativa prolungata in presenza di instabilità strutturale documentata.

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